Posted by : Marianna Basileo marzo 10, 2012

Pietro Citati, scrittore e critico letterario, voce autorevole delle pagine culturali del Corriere della Sera, accende il dibattito sulla "buona lettura" con il suo articolo "Meglio non leggere quei bestseller" apparso proprio ieri, 9 marzo, sul Corriere della Sera. Le sue affermazioni sono portatrici e sostenitrici di quel punto di vista particolarmente rigido e avverso ai "grandi numeri" degli autori di bestseller tra i quali, Citati, assume a ruolo di  "capri espiatori" alcuni nomi noti al pubblico moderno: Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho.

"Credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho" scrive Citati. E la polemica si scalda! Come potrebbe non farlo? 
Siamo lettori poco coraggiosi noi, secondo Citati, lettori in declino, presi dal timore di confrontarsi con "difficoltà di contenuto e di stile, fantasie, enigmi, allusioni, culture complicate e remote". 
Colpiscono l'orgoglio, queste affermazioni. L'orgoglio di chi legge Dan Brown ma non per questo ha dimenticato Tolstoj, Borges, Kafka; l'orgoglio del pubblico di lettori che sceglie un libro pensando a "cosa ha necessità di leggere in quel momento" perché la lettura è prima di tutto necessità. Non possiamo dimenticarlo.   

Come era ovvio e prevedibile il pubblico dei social network e del mondo dei blog si è diviso. Ci sono coloro che di bestseller non vogliono proprio sentirne parlare ritenendoli spazzatura e chi, invece, legge nelle affermazioni di Citati una sorta di "lamentazione del bel tempo andato" di quei mitici anni 60-70 in cui "libri bellissimi ebbero un successo che oggi non si potrebbe ripetere".

Del resto la questione è abbastanza spinosa e non di semplice risoluzione. I dubbi posti da Citati sono legittimi e forse volutamente provocatori ed eccessivi. Personalmente ritengo che la cosiddetta letteratura di intrattenimento si possa alternare a letture più impegnate, più piene, più profonde. Non tutti i momenti della vita sono adatti a cogliere le sfumature e ad assorbire un colosso della letteratura. 
Non si tratta soltanto di una questione di equilibrismo tra le parti ma piuttosto di una consapevolezza del lettore, la consapevolezza di cosa si sta leggendo.

Consigliare di "non leggere affatto" piuttosto che "leggere un bestseller" mi sembra un po' azzardato. Consigliare un allontanamento dalla lettura non può che essere improduttivo. Chissà mai che il più appassionato lettore di Coelho o di Faletti non entri, un giorno, in libreria alla ricerca di qualcosa di diverso ed in questa ricerca si trovi ad inciampare nelle pagine di Oscar Wilde. Questo non potrebbe mai accadere se quel lettore decidesse, invece, di allontanarsi dalla lettura, dimenticando, a poco a poco, il piacere della scoperta, dell'immedesimazione, del ritrovarsi da soli con se stessi. 

Parafrasando Daniel Pennac ci teniamo a sottolineare che il lettore ha "il diritto di leggere qualsiasi cosa" perché è solo esercitando questo diritto, incappando in buone e cattive letture che potrà sviluppare un senso critico e rivolgersi autonomamente verso "il meglio", verso libri che siano "compagni d'essere" ai quali "chiediamo qualcosa di più della soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazioni".

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  1. Perfettamente in accordo con te Marianna ;) Ottima chiave di lettura critica !!! Complimenti ;)

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  2. Sono moderatamente d'accordo con il critico nel senso che se penso al cinema, esistono film come i cinepanettoni che vanno evitati. Così forse andrebbero evitati i libripanettoni. Capire quali sono poi questi libri è un'altra storia.

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  3. @ Pietro: Grazie. E' solo la mia opinione relativa ad un problema non così semplice come potrebbe sembrare.

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  4. @Primo Ultimo: sì, sono d'accordo. Il panorama editoriale degli ultimi anni si è veramente dilatato e di conseguenza, è anche più facile di quanto non lo fosse prima ritrovarsi a leggere delle opere direi "superficiali". Stabilire quali siano queste opere è, poi, un lavoro che lo stesso lettore è in grado di fare partendo dalla sua personale sensibilità. Del resto, come ho scritto, credo che la lettura sia un piacere personale e, come tale, sia destinato ad evolversi nel tempo con il lettore stesso.
    Grazie dell'intervento.
    M.

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  5. Mi aggiungo :)
    Beh, onestamente quel critico - e quelli come lui - sono quegli snobboni che tendono ad allontanarmi da qualsiasi libro mi consiglino. Sono d'accordo con Pennac, ognuno ha diritto di leggere quello che vuole senza sentirsi giudicare. E sono anche d'accordo sul fatto che non si può vivere di solo Kafka, ci sono momenti per le letture leggere come per quelle più impegnate.
    Io credo che i libri da 'non leggere' non siano quelli semplicemente 'brutti', ma quelli fondamentalmente diseducativi. Tipo Moccia, per intenderci. Ma anche lì vale la legge di Pennac, quindi boh.
    ... che poi, dai, Coelho dei bei libri li ha scritti ò_ò

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  6. :D Ciao!
    Io davvero credo che Citati, con le sue affermazioni, abbia voluto provocatoriamente accendere il dibattito culturale sulla "lettura". Già solo il fatto di aver scelto degli autori di bestseller piuttosto che altri mi sembra volutamente provocatorio.
    In ogni caso, sì Moccia non rientra tra i romanzi che consiglierei ad un amico ma se quell'amico si avvicinasse alla lettura partendo da Moccia non andrei a smontare il suo entusiasmo. Molto probabilmente, continuando a leggere, quella stessa persona potrebbe immergersi nella lettura di qualcosa di "più impegnativo". Non so ... io la vedo un po' così :D

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  7. Bella la chiave in cui hai letto l'articolo! Sono d'accordo con te! Sicuramente l'autore ha voluto volutamente accendere il dibattito sul tema, usando termini forti per quello. Spesso i bestseller sono spinti dalle case editrici, che li fanno diventare tali perché hanno investito molto su un certo scrittore. Di per sé quindi non sempre si tratta di veri e propri masterpiece... E' anche vero, però, che in fondo le vendite si possono spingere fino ad un certo punto, oltre il quale è il pubblico che fa la sua parte: se compra vuol dire che apprezza! Con riguardo agli autori devo dire che mi piace come scrive Faletti, per esempio, Io Uccido lo trovo un capolavoro (gli altri suoi romanzi mi sono piaciuti decisamente meno invece... e non perchè il primo era un bestseller e gli altri no)!

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  8. Grazie Laura :) Mi sembra che Citati sostenga proprio una sorta di equazione bestseller = testo "facile" sostenuto dall'appoggio della casa editrice. In alcuni casi questa equazione potrebbe anche rivelarsi esatta...infatti, non credo che il problema sia il concetto di bestseller, ma proprio la scarsa fiducia che Citati ripone nella capacità "critica" dello stesso lettore.
    Anche io, come te, ho letto qualcosa di Faletti, così come di Dan Brown e di Coelho e non sono tra i miei autori preferiti ma possono intrattenere ed appassionare. ^_^

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